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BACKSTAGE Magazine # 29 | Lugano è in fiamme | Luganeshenko? No grazie!

BACKSTAGE Magazine # 29 | Lugano è in fiamme | Luganeshenko? No grazie!

Lugano è in fiamme. In questo numero di Backstage Magazine due articoli: Patrizia Barbuiani e Markus Zohner sulla catastrofe Luganese.

Newsroom
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Lugano in fiamme

di Markus Zohner

È stata una festa grandiosa ieri a Lugano! Era da non credere: finalmente migliaia di persone vive di tutte le età attraversavano questa Lugano, che di solito giace abbuffata e decadente sulle sponde del suo laghetto, compiacendosi per ogni peteggio che nel suo eterno rilassamento libera dalle sue pigre budella. Una manifestazione di cittadine e cittadini, giovani e meno giovani, famiglie con bambini che hanno sfilato pacificamente per condannare e testimoniare contro l’azione politica repressiva da parte del Municipio di Lugano nei confronti dell'ex Macello e dei Molinari.

Il sindaco di questa città, la quale nei suoi sogni è a tu per tu con Londra, Milano, Parigi e New York, ma che pure forzandosi enormemente non riesce a produrre altro che soldi e possuria connessa, posta su Instagram niente tranne fiori, animaletti, la solita montagna dell'altra sponda, tramonti e nuvole, come se questi fossero i risultati del suo lavoro da primo cittadino.* Invece, il risultato di questo suo lavoro è una casa appartenente alla cittadinaza rasa al suolo e una città in fiamme.

In fiamme, si fa per dire. Naturalmente questo sindaco lungimirante ha pensato bene: un mio atto fascista ha bisogno di protezione fascista. E così contro questo gruppo variopinto di pronipoti dei figli dei fiori e dei loro sostenitori dal mondo della cultura, ieri ha chiamato in aiuto centinaia di poliziotti anti-sommossa. Nel resto del Cantone e della Svizzera invece hanno pensato bene di togliere la libertà di movimento ai cittadini per evitare che potessero raggiungere il luogo della protesta.

In fiamme, sì. L'ira della cittadinanza di Lugano dopo la demolizione di un edificio storico non conosce limiti. È orribile, Signor Sindaco, realizzare che dietro la maschera di fiori e di arcobaleni ci sia la brutta faccia del fascismo ed è ancora più orribile realizzare la perfezione della macchina messa in moto per far valere queste idee di estrema destra.

Avremmo forse potuto parlare sull'impiego delle tattiche di repressione impiegate se la Cittá avesse avuto a che fare con un nido di terroristi del cosidetto "Stato Islamico" armati fino ai denti. Ma forse noi lo siamo, ai suoi occhi, onorevole Sindaco: dei terroristi. Perché riconosciamo le facce dietro le maschere. E questa, ai suoi occhi, è la cosa più pericolosa che possa esistere.

Viva la cultura!

*Dimenticavo: fra la solita montagna, gli arcobaleni, le fiori e le nuvole si trova anche una foto ricordo sulla quale il sindaco si fa abbracciare dal suo idolo, un noto criminale tossicodipendente.‌

Lugano: la lotta clandestina

Luganeshenko? No grazie!

di Patrizia Barbuiani

Come persona che si occupa di cultura e soprattutto come cittadina di Lugano mi vergogno per gli accadimenti avvenuti al Macello di Lugano. Credo che ci sia un’unica soluzione, una volta appurati i fatti, che le persone responsabili di questo atto ignobile e da regime totalitario si dimettano dalla carica alla quale sono stati eletti democraticamente. Dobbiamo dire BASTA a soprusi che certe persone politiche si arrogano il diritto di eseguire contro la comunità, al di sopra delle leggi, contro la città che li ha eletti.

E si avvantaggiano del loro ruolo per appropriarsi indebitamente di stendardi della città a scopi partitici e malversano la democrazia attraverso atti subdoli e che vanno contro la legge.

Coloro che sono responsabili a livello municipale di qualsiasi partito di questo atto ignobile, dovrebbero compiere l’unico passo possibile, quello di riconoscere il proprio errore e dimettersi.

Sono i cittadini a dover dire di no a questo accaparrarsi il potere da parte di persone non qualificate a fare politica, che per primi ostacolano la democrazia di cui dovrebbero farsi portavoce e vanno contro le leggi democratiche di un paese, quelle stesse leggi che dovrebbero fare rispettare anziché oltraggiare.

L’azione della distruzione del Macello è un atto vandalico che ricorda totalitarismi di destra come di sinistra, è arroganza ed egomania di taluni che credono di poter decidere per tutti, che si avvalgono delle forze dell’ordine ordinando e permettendo azioni distruttrici che vanno contro la comunità.

La polizia deve essere al servizio del cittadino e non contro il cittadino. Che bella figura un esercito di poliziotti schierati come nei regimi dittatoriali a terrorizzare un manipolo di ragazzi, per scacciarli e schiacciarli poi rasando al suolo un sedime comunale.

Partecipare insieme a altre migliaia di persone alla manifestazione di ieri è un atto civico, non è una questione pro o contro i Molinari, è dire un chiaro no come cittadini a operazioni che tentano di travalicare la democrazia.

Chi ha scelto la democrazia non ci sta!

Abbiamo scelto la democrazia, la democrazia va rispettata e accudita.

Luganeshenko? No grazie!

Migliaia di persone contro Luganeshenko

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