Colpa e vergogna esistenziale: da Freud a Nietzsche
Freud e il disagio della civiltà
Per il Freud de Il disagio della civiltà il senso di colpa è diventato un problema immenso per l'uomo moderno, e sembra peggiorare come il prezzo che paghiamo per i progressi nella cultura umana. Freud faceva risalire la colpa alla memoria trasmessa biologicamente di un atto primordiale preistorico, quando i figli si unirono per uccidere il loro padre autocratico. Ad ogni generazione questo processo viene nuovamente interiorizzato nel complesso edipico; gli stessi desideri istintivi ricorrono e non possono essere nascosti al Super-Io producendo senso di colpa. Il bambino ha desideri di morte verso i genitori, ma dipende anche dal loro amore. Lo sviluppo libidico del bambino è parallelo al processo di socializzazione della civiltà: entrambi richiedono l'interiorizzazione di un Super-Io, che porta all'inevitabile conflitto con le pulsioni istintuali. Nella rivisitazione dei suoi miti Freud mostra di essere ancora influenzato dal mito del peccato originale della Bibbia: ci sono ragioni morali che agiscono quando erriamo nella vita quotidiana, rette da un peccato originale collegato alla rabbia ribellistica protostorica, ereditata biologicamente, preconscia, collegata alla repressione.
La colpa originaria: Neumann e Rank
Anche per Erich Neumann la piena emergenza dell'Io, che abolisce la situazione paradisiaca originaria, viene vissuta come colpa, e soprattutto come colpa originaria, come caduta. L'evoluzione dell'homo sapiens verso l'autocoscienza ha alienato la specie umana dal resto del mondo, che è diventato oggettivato per noi quando siamo diventati soggetti che lo guardano. Questo peccato originale viene tramandato ad ogni generazione come l'illusione, condizionata linguisticamente e mantenuta socialmente, che ognuno di noi sia una coscienza esistente separatamente dal mondo: l'Io.
Secondo Otto Rank la coscienza del peccato genera sofferenza sia nell'uomo pre-moderno che nell'uomo contemporaneo. Ma, mentre l'uomo pre-moderno crede nella possibilità dell'espiazione offertagli dalla religione, la morte di Dio, preconizzata dallo Zarathustra di Nietzsche, ci lascia oppressi dalla consapevolezza che il peso della colpa non può essere ripagato. Anche la possibilità di espiazione ci viene negata quando non siamo consapevoli che ciò che ci infastidisce è la colpa. Quindi la colpa inconscia si accumula individualmente e collettivamente, con conseguenze che periodicamente diventano disastrose.
La rimozione della morte: Becker, Yalom e il progetto edipico
Gli psicologi esistenziali, come Ernest Becker e Irvin Yalom, credono che la nostra repressione primaria non siano i desideri sessuali, come credeva Freud, ma la consapevolezza che stiamo per morire. La rimozione della morte enfatizzata trasforma il complesso edipico in quello che Norman Brown chiama progetto edipico: il tentativo di diventare padre di se stessi, cioè della propria origine. Il bambino vuole vincere la morte diventando creatore e sostenitore della propria vita. L'alienazione dalla Vita organizza allora la società come una struttura di colpa condivisa: il fardello è così pesante che deve essere condiviso per poter essere espiato collettivamente. Per Brown il problema ultimo non è la colpa ma l'incapacità di vivere. L'illusione della colpa è necessaria per un animale che non può godersi la vita, per organizzare una vita di non godimento.
Nietzsche, il risentimento e l'ideale ascetico
Già Nietzsche aveva individuato nello Zarathustra il risentimento come fondativo dell'animo dell'uomo moderno:
Lo spirito di vendetta: amici miei, questo è stato finora la principale preoccupazione dell'umanità; e dove c'era sofferenza, si supponeva sempre che ci fosse punizione. Per quanto l'uomo ha pensato, ha introdotto nelle cose il bacillo della vendetta. Ne ha fatto ammalare perfino Dio, ha privato l'esistenza in generale della sua innocenza.
Nella terza dissertazione della Genealogia della morale Nietzsche sostiene che l'uomo non soffre per il dolore in sé, ma per l'assurdità del dolore. Il nichilismo nasce quando la sofferenza appare priva di senso. Ne consegue la domanda che angoscia, più della sofferenza fisica: a che scopo soffrire? Nietzsche spiega che il prete ascetico fornisce una risposta a questa domanda, una ragione per la sofferenza. Dà al risentimento una direzione, dicendo al sofferente che la colpa è sua, che la sofferenza è una punizione o una purificazione. Poiché la sofferenza pura è insopportabile, l'uomo deve proiettarla su qualcosa, attribuendola a una causa (il peccato, Dio, il nemico). Questo meccanismo trasforma il perché della sofferenza in una forma di volontà di potenza del debole, che preferisce volere il nulla, piuttosto che non volere affatto. L'ideale ascetico ha offerto un senso alla vita umana, anche se questo senso era volto alla negazione della vita stessa (l'ascesi), impedendo così che l'uomo cadesse nel nichilismo assoluto.
Dal capro espiatorio alla dipendenza
Se l'organizzazione sociale è una struttura di colpa condivisa, quale soluzione migliore al senso di mancanza comunitario che proiettarlo su un capro espiatorio comunitario. Questo ragionamento di Nietzsche lo troviamo regolarmente realizzato nell'imperialismo, nel razzismo e nel nazionalismo dell'uomo contemporaneo, che riduce il senso di vuoto interiore incompreso al peccato originale della percezione della diversità da sé.
Come complemento – e talora come alternativa – al vuoto nichilistico l'uomo contemporaneo può fuggire in varie forme di dipendenza. Nel suo libro sull'oppio, Jean Cocteau scrive che ogni attività umana si svolge in un treno espresso che sfreccia verso la morte. Assumere droghe significa illudersi di scendere da quel treno. L'oppio, l'alcool e tutte le sostanze che un adulto sano non darebbe a un bambino sono un'arma contro il vuoto intorpidendo il dolore o aumentando il piacere o inducendo distorsioni percettive.
Oltre la colpa: la vergogna tossica ontologica
Ma forse al di là della colpa conseguente alla rabbia ribellistica bisogna seguire la via appena accennata da Norman Brown; c'è un sentimento ancora più profondo che struttura il vuoto dell'uomo, quasi mai analizzato dalla psicoanalisi classica: la vergogna tossica ontologica.
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Domande?
Cos'è il senso di colpa secondo Freud?
Per Freud il senso di colpa nasce dal conflitto tra le pulsioni istintuali e il Super-Io, l'istanza morale interiorizzata durante l'infanzia. Ne Il disagio della civiltà (1930) Freud lo riconduce a un atto primordiale preistorico, il parricidio originario, che viene rievocato ad ogni generazione attraverso il complesso edipico. La civiltà stessa si fonda sulla rinuncia pulsionale, e la colpa è il prezzo psichico di questa rinuncia.
Qual è la differenza tra colpa e vergogna esistenziale?
La colpa riguarda ciò che facciamo: un'azione, una trasgressione, un desiderio proibito. La vergogna tossica ontologica, invece, riguarda ciò che siamo: un sentimento più profondo legato all'esistenza stessa, alla separazione dall'unità originaria con il mondo. Mentre la colpa può essere espiata, la vergogna ontologica precede ogni azione e struttura il vuoto fondamentale dell'essere umano.
Cosa intende Nietzsche per risentimento nello Zarathustra?
Per Nietzsche il risentimento è il meccanismo psicologico attraverso cui l'uomo trasforma la sofferenza in vendetta e la proietta sugli altri. Nello Zarathustra lo definisce "la principale preoccupazione dell'umanità": dove c'è dolore, l'uomo cerca un colpevole. Nella Genealogia della morale Nietzsche mostra come il prete ascetico sfrutti questo meccanismo, dando alla sofferenza un senso morale (la punizione, il peccato) che impedisce il nichilismo assoluto ma al prezzo della negazione della vita.