Machiavelli e la modernità: dalla virtù agli algoritmi

Machiavelli non ebbe la capacità o il coraggio di mettere in discussione la cristianità del suo tempo, guidata dalla Chiesa che sempre più era in evidente contraddizione con lo spirito di Cristo. Savonarola aveva cercato di rifondare la Chiesa, accettando, prima, di essere chiamato profeta e identificandosi, poi, con Cristo tanto da andare incontro con gioia al rogo. Machiavelli, nella lettera a Ricciardo Becchi, ambasciatore fiorentino presso il papa, diede un giudizio disincantato della politica del frate: le sue prediche colorivano le sue bugie.

Non si accorgeva Machiavelli che la pagliuzza che vedeva nell'occhio di Savonarola corrispondeva alla trave del suo occhio: nella sua idea di politico ideale l'aspetto femminile e manipolativo del colorire le bugie rientrava, accanto al maschile e diretto uso della forza, dando l'imprinting al pragmatismo della politica fino ai giorni nostri.

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Il potere materno nell'era degli algoritmi

Come dice il detto ebraico Dio non poteva essere dappertutto, così ha creato le madri, nel mondo contemporaneo il potere materno si esercita attraverso algoritmi, reti globali e decisioni prese in tempo reale. L'economia finanziarizzata si basa sull'acquiescenza dell'uomo verso un potere impersonale, che cerca di guidare la fortuna — il caso, il dio che gioca a dadi — grazie alla sudditanza al potere, che lo blandisce con la dipendenza dai media e, ogni tanto, lo bastona con la potenza militare.

L'attacco al sacro

Non potendo andare contro il potere temporale della Chiesa, Machiavelli attaccò il potere spirituale dell'uomo: attaccò il sacro che è in ognuno di noi, celato fin dalle origini dalle bugie colorite del mondo condiviso. Divise così la pratica della politica dalla pratica della morale e della religione: le azioni umane erano per lui guidate dalla verità effettuale, costituita dall'elemento femminile della fortuna (cioè dal caso, cui sottostava anche il Principe) e dalla virtù (cioè dal calcolo della politica, che si libera dalla tutela religiosa, diventando una scienza autonoma con regole proprie).

La religione è asservita alla politica e diventa uno strumento di chi comanda, fondamentale per il consenso e per mantenere l'ordine sociale e la coesione civile. L'entità esterna installata nel cervello destro dell'uomo e che ispira le azioni del cervello sinistro non è più Io sono il Signore Dio tuo, ma l'Uomo solo al comando, che scavalca ogni legge etica di natura.

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La rottura della circolarità medievale

Viene così rotta la ricerca della circolarità etica propria del Medioevo, in cui — e il Dante del De Monarchia e della Commedia lo testimonia — si credeva che i due poteri derivassero entrambi da Dio, da un principio assoluto, eterno e immutabile. Da allora la freccia del tempo, protesa verso il futuro, ruppe la circolarità del tempo della quotidianità, che è divenuta sempre più frenetica ed ha annullato sempre di più l'interiorità, la struttura sociale della famiglia estesa, il lavoro produttivo.

Se oggi l'uomo è condannato all'anomia e all'alienazione lo dobbiamo al ribellismo di quegli uomini che inaugurarono la modernità.

Machiavelli sostituì il dio del Medioevo con lo storicismo e con il realismo politico.

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L'origine nel mito di Roma

Invece di cercare l'Origine nel Sacro che è in ognuno di noi come dono di natura, cercò l'origine, come fanno le ideologie fasciste, in un periodo storico virtuoso, quello dell'antica Roma, caratterizzato:

  1. Dall'omicidio fraterno — come quello di Caino e Abele — di Remo da parte di Romolo, che divenne il primo re di Roma
  2. Dal consenso ottenuto dal secondo re di Roma, Numa Pompilio

Mentre Romolo affermava la superiorità sulla famiglia e sull'infanzia da parte di quella che poi fu chiamata ragion di Stato, Numa Pompilio, trovando uno popolo ferocissimo, e volendolo ridurre nelle obedienze civili con le arti della pace, si volse alla religione, come cosa al tutto necessaria a volere mantenere una civiltà. La religione, strumentalizzata per animare la plebe, comandare eserciti e garantire la stabilità dello stato, servì come modello di populismo al fine di estorcere il consenso.

Inutile dire che oggi la figura carismatica è costituita dai media con la loro capacità di estorcere il consenso attraverso la pubblicità e la propaganda.

Cesare Borgia: il modello del Principe

Il modello di Romolo era per Machiavelli Cesare Borgia, detto il Valentino (dal nome delle terre — Valentinois — donategli dal re di Francia), figlio del papa Alessandro VI. Il Valentino stava riconquistando alla Chiesa i territori delle Romagna e delle Marche dove infuriava la ribellione dei vari signorotti locali, che rischiava di estendersi anche ad Arezzo e di minacciare così Firenze.

La repubblica fiorentina decise di inviare Machiavelli a trattare col Borgia a Urbino, appena caduta. Machiavelli fu affascinato dal Valentino, che per lui era un uomo sia fortunato, sia astuto, imprevedibile, energico, coraggioso, spietato: fece uccidere il signore di Montefeltro, strangolare chi tramava contro di lui, squartare il proprio luogotenente inviso alla popolazione di Cesena.

Ma nel 1503 morì Alessandro VI e il Valentino si ammalò perdendo di lucidità. Favorì così l'ascesa al soglio pontificio di Giulio II, che però lo fece arrestare e rinchiudere in un carcere spagnolo, da cui il Valentino riuscì a fuggire, ma solo per morire in battaglia.

Ispirato dal Valentino, Machiavelli favorì l'imposizione di nuove tasse al fine di una milizia, formata non da mercenari, ma da cittadini e, soprattutto, da contadini (oggi lo chiameremmo Rearm). Nonostante una parata militare di 400 soldati armati di tutto punto, che suscitarono l'entusiasmo dei fiorentini, questo esercito fu sconfitto dagli spagnoli a Prato nella guerra contro la lega santa promossa da Giulio II.

Nel gioco delle parti di oggi Giulio II potrebbe essere l'aspirante papa e premio Nobel Trump, la lega santa potrebbe essere la NATO e il Principato potrebbe essere la derelitta Europa!

Meglio essere temuto che amato

Machiavelli, alla domanda se sia meglio essere amato o temuto, rispondeva seccamente: È più sicuro essere temuto che amato, se non si può essere ambedue.

È, dunque, la paura, piuttosto che l'amore, a guidare le motivazioni: la paura del declino, della crisi climatica, della perdita di lavoro, dell'altro. E la paura favorisce gli algoritmi, che hanno sostituito la repressione con la suggestione dell'autocensura attraverso cui viene estorto il consenso. È la paura che favorisce la ricerca della sicurezza, la sicurezza digitale, la videosorveglianza, il linguaggio dell'emergenza, il controllo delle frontiere, l'uso dei droni.

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I limiti del potere

Ma c'è un limite a Chi è padrone del presente può farsi signore del futuro. Il limite è dato dal fatto che si volesse e si vuole far somigliare il futuro al presente. E allora, per il mantenimento dello statu quo, è necessario alternare blitz e bombardamenti crudeli ad una presunta pace.

Già allora la storia insegnava che Roma si logorò nelle guerre di conquista in paesi lontani, per cui sarebbe stato più virtuoso combattere solo le guerre giuste, e le guerre giuste sono quelle necessarie, quelle combattute nel cortile di casa, mentre per il resto sarebbero bastati i blitz di dimostrazione di potenza al fine di portare il caos ovunque. Ci si può allora affidare al potere tecnologico diffuso e alla narrazione, che non coincide con la realtà dei fatti.

Lo spettacolo del potere

Nel frattempo noi, la plebe, siamo più mossi dalle apparenze che dalla verità, in modo che l'Uomo solo al comando possa farsi temere senza farsi odiare. Siamo più mossi:

  • Dallo spettacolo della luce accesa anche di notte nella stanza del Duce
  • Dagli ordini esecutivi e dalla sottomissione dell'avversario in diretta televisiva
  • Dal caos procurato al fine di dare la sensazione della necessità di chi governa il caos sacrificando, all'occorrenza, anche il luogotenente sanguinario
  • Dalla definizione continua del nuovo nemico, interno o esterno: i giudici, i giornalisti, i migranti, le élite globali

La Fortuna è donna

E, come un giocatore di poker, il Principe riconosce che a dominare la sorte è il caso, la Fortuna: La Fortuna è donna, e bisogna, volendola tenere sotto, batterla e urtarla.

Vengono svelati così il maschilismo che anima la storia e la necessità di sottomettere continuamente chi terrorizza, la donna, per mantenere chi è al suo posto, che, a seconda dell'occasione, diventa la mamma o la prostituta.


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Arte, teatro, scienza, psicoanalisi e miti antichi: le storie e le riflessioni di Markus Zohner.

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Domande?

Chi era Cesare Borgia e perché Machiavelli lo ammirava?

Cesare Borgia, detto il Valentino, era figlio di papa Alessandro VI e signore delle Romagne. Machiavelli lo incontrò nel 1502 come ambasciatore fiorentino e ne rimase affascinato per la sua combinazione di fortuna, astuzia, energia e spietatezza. Per Machiavelli, il Valentino incarnava il Principe ideale: capace di usare sia la forza che l'inganno, pronto a eliminare i nemici senza esitazione. La sua caduta — dovuta alla morte del padre e alla propria malattia — dimostrò però i limiti della virtù di fronte alla fortuna.

Cosa intende Machiavelli con "verità effettuale"?

La verità effettuale è il principio cardine del realismo politico machiavelliano: giudicare le azioni politiche non in base a come dovrebbero essere secondo la morale o la religione, ma in base ai loro effetti concreti. Per Machiavelli, la politica deve liberarsi dalla tutela religiosa e diventare una scienza autonoma, governata dall'interazione tra fortuna (il caso) e virtù (il calcolo politico). Questo principio ha fondato la moderna scienza politica, ma ha anche separato definitivamente l'etica dalla prassi del potere.

Perché Machiavelli dice che è meglio essere temuto che amato?

Machiavelli sostiene che la paura è un legame più affidabile dell'amore perché l'amore dipende dalla volontà degli altri, mentre la paura dipende dalla volontà del Principe. Nel mondo contemporaneo, questo principio si traduce nella politica della paura: paura del declino, dei migranti, della crisi climatica. Gli algoritmi e i media amplificano queste paure, favorendo l'autocensura e l'estrazione del consenso senza bisogno di repressione diretta.

Cosa significa "La Fortuna è donna"?

È una delle frasi più controverse di Machiavelli. Nel capitolo XXV del Principe, afferma che la Fortuna — il caso, l'imprevedibilità della storia — va dominata con audacia e violenza, come si farebbe con una donna da sottomettere. Questa metafora rivela il maschilismo profondo del pensiero politico occidentale e la concezione del potere come dominio: sul caso, sulla natura, sulle donne, sui popoli.


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