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Savonarola e Machiavelli: due diversi tentativi di rispondere alla fine di un'epoca

Firenze 1492: muore Lorenzo il Magnifico, Colombo scopre l'America, gli Ebrei vengono espulsi dalla Spagna. Due figure emergono dalla crisi: Savonarola con la sua repubblica cristiana, Machiavelli con la ragion di Stato. Due risposte opposte alla fine del Medioevo.

Girolamo Savonarola (1452-1498). Grafica: MZ/AI

Sommario

L'Umanesimo fiorentino e i suoi limiti

La Firenze del 1400 è la culla dell'Umanesimo, un movimento culturale fondato sul recupero dei testi classici che portò a ridiscutere il rapporto tra l'uomo e Dio mettendo la dignità umana al centro della riflessione filosofica e politica. L'Umanesimo, che predicava la concordia universale tra le filosofie e le religioni, era il segno del legame con la cristianità medioevale; era il segno dell'incapacità a mettere veramente in discussione le istituzioni politiche ed ecclesiastiche ereditate dalla vecchia cristianità o formatesi, come le Signorie, tra il declino dell'impero e la nascita, oltralpe, delle nuove monarchie.

Già nel 1479 Marsilio Ficino aveva scritto al papa Sisto IV:

Speravo che con te avremmo conosciuto il ritorno di quel secolo d'oro predetto da Platone: ahimè come mi sono sbagliato; il secolo di ferro è ritornato.

Né più, né meno come l'Europa attuale per la sua presunta superiorità culturale!

E qualche anno dopo Pico della Mirandola esclamava:

Quanti regni vedo crollare! Quanti fiumi cambiare le loro acque in nero sangue!

Pico, che esaltava la dignità dell'Uomo, esprimeva l'ideale di ristretti ceti aristocratici o culturalmente privilegiati e non si rendeva conto che la visione del mondo si stava allargando al globo. Verso la fine del secolo la società allargava gli orizzonti geografici, gli ordinamenti politici, la composizione sociale: emergeva la volontà di intervenire nella storia per modificarla. Anche nella chiesa si faceva sentire la volontà del cambiamento come ritorno al vangelo, in contrasto con la mondanità delle istituzioni, specie del papato.

1492: l'anno che cambiò tutto

Il 1492, la data dell'inizio dell'età moderna, non fu solo l'anno della scoperta dell'America, il Continente Nuovo! Nello stesso anno ci furono:

  • La fine del Regno di Granada (ultima roccaforte dell'Islam in Spagna) — e a quei tempi la cultura europea era più arretrata rispetto all'Islam e alla Cina
  • Il decreto di espulsione degli Ebrei dalla Spagna (gli Ebrei Sefarditi) da parte dei cattolici re spagnoli Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castilla, che avevano unificato la Spagna grazie al loro matrimonio, favorito dal cardinale Rodrigo Borgia, poi papa Alessandro VI
  • La morte di Lorenzo il Magnifico, che pose fine ad un periodo di pace in Italia

Due anni dopo ci furono il trattato di divisione del Continente Nuovo tra Spagna e Portogallo e la discesa di Carlo VIII, re di Francia, in Italia. Nel 1498 Vasco de Gama circumnavigò l'Africa aprendo la nuova rotta commerciale per l'India.

Ma la modernità, in maniera contraddittoria e conflittuale, proseguiva il medioevo e anticipava la morte del Dio fino ad allora percepito: la centralità misticheggiante del cervello destro lasciava posto alla prevalenza del cervello sinistro oscurando ulteriormente l'interiorità e l'Essere fino a eclissare il Soggetto, che si ridefiniva nell'Avere.

La Spagna tra integrazione e razzismo

Nella penisola iberica l'integrazione multietnica tra Islam e Ebrei, che aveva determinato una civiltà raffinata, venne sostituita dal razzismo. La ricerca della limpidezza del sangue si sviluppò sempre più nella repressione violenta: l'Inquisizione spagnola (che, sola in Europa, non dipendeva dal papa, ma dal sovrano), la conversione forzata degli Ebrei. L'antiebraismo si espresse poi, nei vari Paesi europei, come confinamento nei ghetti. La ricerca del dominio della donna si aprì, nei secoli successivi, nella caccia alle streghe.

La nuova diaspora degli Ebrei Sefarditi ebbe però anche risvolti positivi: il loro contributo al Rinascimento fiorentino fu significativo soprattutto in ambito finanziario e commerciale, con le reti di banchieri e mercanti che supportavano le grandi famiglie, ma anche diffondendo le conoscenze ebraiche e classiche di Granada, anche in ambito medico, attraverso studiosi, tipografi e i loro libri. I Medici, mentre sfruttavano le capacità degli Ebrei (la comunità ebraica fiorentina, che aveva radici antiche, si era consolidata dopo il 1437, quando i Medici incoraggiarono gli ebrei a stabilirsi in città come prestatori di denaro), ne limitavano la presenza: il ghetto di Firenze, uno dei più antichi d'Italia, fu voluto e fondato da Cosimo I nel 1470.

Lorenzo il Magnifico e l'arrivo di Savonarola

La contraddizione sacro-profano si espresse pienamente in Lorenzo de' Medici, il Magnifico, che aveva poetato nel 1490:

Quant'è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia …
di doman non c'è certezza.

Qualche tempo prima di morire, al suo capezzale c'era come confessore Girolamo Savonarola, frate domenicano di Ferrara, influente predicatore, che lui stesso, su consiglio di Pico, aveva fatto richiamare a Firenze nel 1489 in qualità di lettore presso il convento di San Marco.

Eppure Savonarola aveva ostinatamente osteggiato Lorenzo nelle sue prediche ed aveva impresso la svolta integralista nella cultura fiorentina: Botticelli, ad esempio, non dipingeva più quadri come La Primavera o La nascita di Venere, ma, influenzato dalla cultura apocalittica diffusa da Savonarola, dipingeva più lugubri Madonne.

I presagi e l'arrivo del "novello Ciro"

La morte di Lorenzo lasciò un vuoto politico. Sinistri presagi avevano accompagnato la morte del Magnifico: durante una terribile tempesta un fulmine aveva colpito la cupola di Santa Maria del Fiore, lo stemma dei Medici era finito in mille pezzi e il medico di Lorenzo era stato trovato morto in fondo a un pozzo.

Dal pulpito di San Marco e da quello di Santa Maria del Fiore Savonarola, ormai considerato da molti come un profeta, spiegava che erano tutti segnali dell'imminenza dell'Apocalisse: egli vaticinava per Firenze, caduta in preda alle fazioni, la venuta di un novello Ciro, cioè di un re straniero scelto da Dio come strumento della sua collera.

E alla fine del 1494 il novello Ciro, Carlo VIII re di Francia, che stava attraversando l'Italia per annettere il Regno delle Due Sicilie, entrò in Firenze: il successore di Lorenzo, il figlio Piero, dopo aver mercanteggiato con il re, se ne scappò lasciando spazio proprio a Savonarola, la cui visione apocalittica si trasformò allora in una visione millenaristica grazie alla promessa di felicità future.

La repubblica cristiana di Savonarola

Carlo VIII era per Savonarola il segno inviato da Dio per suggerire il rinnovamento. Firenze divenne per lui una nuova Gerusalemme, la città eletta da Dio per avviare una riforma spirituale e morale in tutta Italia. Il popolo di Firenze avrebbe dovuto uscire dal deserto del lusso e dell'arte per rinnovarsi spiritualmente verso il ritorno, con purezza di cuore, a Cristo e verso la costruzione di un regime politico solido, a misura d'uomo e garante di pace, giustizia e prosperità.

Savonarola così assunse il pieno controllo di Firenze e dettò le regole democratiche: il Consiglio Grande fu allargato per permettere la partecipazione di un maggior numero di cittadini alle istituzioni.

Ma, nell'attesa della ricompensa divina, prese provvedimenti contro il gioco d'azzardo, gli abiti discinti, il lusso, la sessualità, e perfino l'arte che non fosse al servizio di Dio.

I roghi della vanità

Una delle azioni moralizzatrici di Savonarola fu il tentativo di togliere il prestito dalle mani degli ebrei a favore dei Monti di Pietà e di dare il tempo di un anno agli Ebrei per allontanarsi dalla città.

Un'altra azione eclatante fu quella dei roghi della vanità, in cui venivano fatti bruciare pubblicamente oggetti ritenuti peccaminosi — tra cui libri, dipinti, sculture, gioielli, specchi e strumenti musicali.

A ciò si aggiungano la carestia e alcuni casi di peste del 1497. Il crescente malcontento verso la sua moralizzazione forzata e verso l'invasione della sfera privata portarono al rovesciamento del consenso dei fiorentini e la sua fazione (i Piagnoni) divenne minoritaria rispetto a quella dei suoi nemici: i rappresentanti degli aristocratici (gli Arrabbiati) e i rappresentanti dei Medici (i Palleschi).

Il conflitto con Alessandro VI Borgia

Oltre a questi aspetti di politica interna, ci fu il conflitto con Alessandro VI Borgia. Costui, discendente di un ebreo sefardita convertito e nipote di un altro papa da cui era stato fatto cardinale a soli 25 anni, era diventato papa, dopo ripetuti tentativi, proprio nel 1492; aveva più mogli e svariati figli, tra cui Cesare e Lucrezia.

Da papa Alessandro VI fu paziente con Savonarola, che lo attaccava per la sua condotta privata, per la sua spregiudicatezza con cui favoriva la simonia (cioè il commercio di funzioni sacre) e per mischiare politica e religione.

Papa Borgia cercò in tutti i modi di liberarsi dell'ingombrante frate:

  • Provò a spedirlo a predicare a Lucca, ma il popolo fiorentino protestò
  • Lo convocò a Roma, ma Savonarola rifiutò adducendo motivi di salute e inviando una memoria scritta
  • Cercò di sospenderlo dagli incarichi, ma il popolo fiorentino protestò
  • Nel 1497 Savonarola ricevette anche una falsa scomunica papale (in realtà scritta dal cardinale di Perugia su istigazione di Cesare, il figlio prediletto di Alessandro)

Il rifiuto del cappello cardinalizio

Anche la proposta di nomina a cardinale ottenne una risposta sdegnosa:

Io non voglio cappelli, né mitre né grandi né piccole; non voglio se non quello dato ai santi: un cappello rosso, un cappello di sangue, questo desidero.

Fu accontentato: il papa tramò con gli Arrabbiati e, nel 1498, dopo un mese di atroci torture, Savonarola fu arso vivo. È stata avviata da parte della Chiesa Cattolica la sua beatificazione.

Papa Alessandro e il figlio Cesare si macchiarono, invece, di gravi atrocità, come l'assassinio di avversari politici. Alessandro morì nel 1503 in circostanze poco chiare. Cesare fu preso ad esempio di virtù politica da Niccolò Machiavelli.

Savonarola e Machiavelli: due visioni a confronto

Savonarola e Machiavelli, pur diversi, rappresentano rispettivamente la fine del Medioevo e l'alba della modernità politica. Essi condividono l'inquietudine per la crisi italiana, ma si differenziano nel metodo: Savonarola predica una repubblica cristiana e l'ascesi morale, Machiavelli teorizza una politica pragmatica, basata sulla ragione di Stato e sulla virtù umana.

La cognizione della verità effettuale, che mancava a Savonarola, è invece il programma di Niccolò Machiavelli, che scelse come maestri gli uomini antichi, saldamente radicati nella città terrena in cui si muovono con astuzia e con forza, e cioè con le qualità morali richieste dalla nuova classe emergente nel 1500.

A questa borghesia spregiudicata Machiavelli intende spiegare che cosa sia l'arte dello Stato: una scienza del tutto autonoma, come la geometria, che ha per sua premessa la natura dell'uomo conosciuta attraverso i suoi comportamenti storici. Per modellare la materia riottosa della storia il Principe deve dominare l'imprevedibilità della fortuna con la propria virtù, cioè con la propria abilità pratica.

Il nuovo quadro europeo

Al di là delle abilità di Savonarola e di Machiavelli, il quadro europeo cambiava:

  • L'impero turco, che aveva preso il posto dell'Islam, nel suo espansionismo arrivava a cingere d'assedio Vienna
  • Il Mediterraneo era dominato dalla flotta turca, mentre il baricentro europeo si spostava sulle coste atlantiche, dove affluivano le ricchezze che arrivavano dalle scoperte di nuove terre e dal nuovo capitalismo mercantile
  • La popolazione europea arrivava a raddoppiarsi
  • L'invenzione della stampa a torchio allargò la cultura a nuovi ceti sociali
  • La lingua volgare si affermò e si espresse nelle letterature nazionali
  • Lo sviluppo della navigazione, oltre a favorire i geografi e a permettere il disegno della prima carta della terra, aprì l'imperialismo al dominio dei mari

La fine dell'Umanesimo e l'alba del Rinascimento

La fine del 1400 segna la fine dell'Umanesimo e l'inizio di un'epoca nuova: il Rinascimento. L'arte grecobizantina, in cui la classicità sopravvive vuota e imitativa, è soppiantata dall'arte gotica.

Cambia il rapporto con Dio:

  • La riforma di Lutero afferma il rapporto non mediato con la divinità
  • Il calvinismo fornisce il terreno etico per lo sviluppo del capitalismo moderno grazie all'enfasi sulla vocazione (lavoro come chiamata divina), sulla predestinazione (il successo nel lavoro diventa segno di salvezza) e sull'etica di dovere, ascetismo e accumulo razionale di ricchezza (non per piacere, ma per la gloria di Dio e reinvestimento), creando lo spirito del capitalismo
  • I Padri Pellegrini della Mayflower, dissidenti puritani che si allontanarono dal Regno Unito, predicano un ritorno completo alla Scrittura, una devozione personale profonda ed una più marcata distinzione tra stato e chiesa

L'Italia e la Chiesa Cattolica finiscono, insomma, alla periferia dell'Impero.


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Domande frequenti

Chi era Girolamo Savonarola?

Girolamo Savonarola (1452-1498) fu un frate domenicano di Ferrara che divenne il leader de facto di Firenze dopo la cacciata dei Medici nel 1494. Predicatore carismatico, instaurò una repubblica teocratica basata su rigidi principi morali, organizzando i celebri "roghi della vanità". Fu scomunicato e arso vivo nel 1498 per ordine di papa Alessandro VI.

Perché il 1492 è considerato l'inizio dell'età moderna?

Il 1492 concentra eventi epocali: la scoperta dell'America, la fine del Regno di Granada (ultima presenza islamica in Spagna), l'espulsione degli Ebrei Sefarditi dalla Spagna e la morte di Lorenzo il Magnifico. Questi eventi segnano la fine dell'equilibrio medioevale e l'apertura verso nuovi orizzonti geografici, politici e culturali.

Cosa sono i "roghi della vanità"?

I roghi della vanità (falò delle vanità) erano cerimonie pubbliche organizzate da Savonarola a Firenze nel 1497-1498. Vi venivano bruciati oggetti considerati peccaminosi: libri profani, dipinti, sculture, gioielli, specchi, strumenti musicali, abiti lussuosi. Rappresentavano il tentativo di purificare la città dalla corruzione morale.

Qual è la differenza tra Savonarola e Machiavelli?

Entrambi rispondono alla crisi italiana del loro tempo, ma con visioni opposte. Savonarola propone una soluzione religiosa: la repubblica cristiana, la purificazione morale, il ritorno al Vangelo. Machiavelli propone una soluzione laica: la politica come scienza autonoma, basata sulla "verità effettuale" e sulla virtù intesa come abilità pratica, non come moralità.

Chi era Alessandro VI Borgia?

Rodrigo Borgia (1431-1503) fu papa dal 1492 al 1503. Discendente di una famiglia di conversos (ebrei convertiti), era noto per la sua condotta scandalosa: ebbe numerosi figli, tra cui Cesare e Lucrezia, e praticò apertamente la simonia. Fu lui a ordinare l'esecuzione di Savonarola. Suo figlio Cesare divenne il modello del Principe di Machiavelli.


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